Orto o giardino?

Nel corso dei secoli, presso le diverse civiltà, il confine fra orto e giardino in molti casi si assottiglia, si confonde o addirittura scompare. Presso gli antichi Romani, come abbiamo visto, la parola hortus indicava entrambe le accezioni, comprendendo nel suo significato sia il terreno destinato a colture alimentari, sia quello che ospitava vegetali dalla funzione esclusivamente estetica.

Il giardino islamico ereditò elementi e criteri di costruzione e di architettura sia da quello romano sia da quello persiano. Esso rappresentava l’aspirazione al giardino promesso da Dio, il paradiso maomettano che gli Arabi cercavano di riprodurre nella vita terrena. Questo paradiso comprenderà «frutti, con palme e melograni», recita il Corano (LV, 61-77). Anche per gli Arabi dunque, il giardino includeva una scelta di piante che non erano mai solo ornamentali. Tra queste erano sempre presenti gli agrumi: ne è un esempio il Patio de los Naranjos della Moschea di Cordova, con interi filari di aranci che si estendono all’esterno.

Ai giardini islamici si ispira anche l’imperatore Federico Barbarossa, che descrive il suo giardino ricco di piante da frutto, tra cui domina il pesco.

Nell’Europa dell’Alto Medioevo sono le abbazie i luoghi in cui convivono le diverse forme di giardino: l’orto, il chiostro, l’erbario per le piante medicamentose.

Nasce anche il concetto di spiritualità che collega ogni pianta e fiore a un’immagine divina o a un concetto esegetico.

È nel silenzio degli orti conventuali che si giungerà a una catalogazione di alberi, frutti, ortaggi, piante aromatiche e medicinali e si porranno le basi per la moderna botanica.

I monaci, tra l’altro, avevano il dovere morale di sfamare tutti i bisognosi che quotidianamente si presentavano alle porte dei conventi: da qui la (forzata) ricchezza produttiva degli orti e dei frutteti dei monasteri.

Sul modello dei giardini abbaziali, a partire dall’XI secolo, le dimore dei più facoltosi nobili e mercanti iniziano a dotarsi, a Londra e a Parigi, di giardini con alberi da frutto, erbe aromatiche e fiori.

Un capolavoro rinascimentale di contaminazione fra diversi generi di verde è il giardino del castello di Villandry, nella valle della Loira: un vero e proprio giardino del cavolo.

Disposto su tre livelli, di esso fa parte integrante il potager, cioè l’orto, diviso in nove quadrati identici per dimensione e simmetrici rispetto al disegno dell’architettura dello spazio verde, ma ciascuno diverso dall’altro per i disegni interni e per le piante coltivate: verze e pomodori, melanzane e insalate, zucche e fave, tutte piantate seguendo un criterio di abbinamento di colori e di stagionalità, secondo un ordine rigoroso che riprende quello degli horti abbaziali e, al contempo, risponde all’ideale prospettico del Rinascimento.

Nel giardino di Villandry verdure e frutta, in un trionfo di colori, di profumi, di bellezza, convivono e fanno concorrenza a rose, siepi e fiori.

La moda delle serre che, nei giardini e nei parchi dei castelli, custodivano frutti profumati fu invece importata in Francia da Caterina de’ Medici; grazie a lei si diffuse anche la coltivazione degli agrumi in vaso e si iniziarono a costruire fabbricati per accogliere aranci, limoni, melograni. | Medici, ricchissimi, raffinati e moderni, furono infatti i primi a coltivare a scopo estetico e ornamentale, con l’aiuto dei migliori giardinieri d’Europa, tutte le qualità di agrumi che

Musulmani e Turchi avevano piantato nei loro giardini.

Il fascino del lontano e dell’esotico, le mille fragranze provenienti dall’Oriente affascinavano un po’ tutti i regnanti d’Europa: in Piemonte, nel Seicento, lo Juvarra progettò, commissionatagli da Vittorio Amedeo Il di Savoia, la grandiosa e splendida Citroniera della Reggia di Venaria.

Nello stesso periodo anche in Inghilterra, nei parchi delle magioni della nobiltà vittoriana, le serre producono pesche, albicocche, ciliegie, fragole e banane.

Si puntava a ottenere i maggiori quantitativi di frutti esotici a Natale e Capodanno: il principio della stagionalità sarà introdotto solo molto tempo dopo.

Arrivando ai nostri giorni, la progettazione di un giardino, anche di piccole dimensioni, prevede sempre più, accanto alle classiche piante ornamentali, la presenza di ortaggi, leguminose ed erbe aromatiche, per la creazione di un ambiente multisensoriale ricco di colori, aromi e profumi.

Orto e giardino | T18
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